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Famigliari delle vittime: presidio negato e promesse di risarcimento

Uranio impoverito. «Il nostro obbiettivo è che lo Stato riconosca il nesso di causalità tra le patologie (classiche o rare, dal tumore alle patologie al sistema nervoso) contratte dai militari e dai civili italiani e l’esposizione all’uranio impoverito in aree contaminate dalle missioni operative all’estero e nei poligoni nazionali, in totale assenza di misure di protezione…»

Una delegazione dell’Associazione vittime dell’uranio impoverito (Anvui) è stata ricevuta ieri in audizione dalla commissione Difesa della Camera presieduta da Gianluca Rizzo (M5S). Un presidio in piazza Monte Citorio avrebbe dovuto sostenere la piccola delegazione ma l’autorizzazione, già concessa, è stata ritirata con la scusa pretestuosa dei disordini avvenuti negli scorsi giorni. Tuttavia, di fronte al diniego della piazza, Anvui e Fondazione Dario Fo e Franca Rame, da sempre al fianco delle vittime, non hanno desistito e hanno trasformato il presidio in un corteo virtuale sui social con l’hashtag #giustiziavittimeuranio. «Il nostro obbiettivo è che lo Stato riconosca il nesso di causalità tra le patologie (classiche o rare, dal tumore alle patologie al sistema nervoso) contratte dai militari e dai civili italiani e l’esposizione all’uranio impoverito in aree contaminate dalle missioni operative all’estero e nei poligoni nazionali, in totale assenza di misure di protezione…» – si legge nel comunicato che ha accompagnato l’iniziativa. Nesso di causalità peraltro già riconosciuto dallo stesso Parlamento con la IV Commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito presieduta da Gian Piero Scanu poi messo in “quarantena” dal suo partito, il Pd, per aver osato mantenere un profilo coerente e non elusivo sulla questione.

Vincenzo Riccio, presidente Anvui, ha riferito che il presidente Rizzo ha ammesso che la proposta di legge Scanu (scaturita dall’omonima commissione) difficilmente verrà approvata, per mancanza di tempo e per il perdurare dell’emergenza legata alla pandemia. La «promessa» incassata dalle vittime è che l’interlocuzione del ministro della Difesa con la commissione possa portare a uno strumento più veloce che possa riconoscere alle vittime il risarcimento di quanto atteso come per qualsiasi altra causa di servizio.

«Forse hanno in mente un decreto legge – sostiene Riccio – e come associazione siamo soddisfatti dell’attenzione ricevuta, ma non possiamo abbassare la guardia alla luce delle continue promesse mai mantenute negli ultimi venti anni. Ben venga uno strumento legislativo che possa essere risolutivo ma che questo sia proposto proprio da chi ci ha sempre osteggiato non ci fa stare del tutto tranquilli e non potremo che opporci ad un eventuale tentativo di ridurre oltre venti anni di negazionismo e ostruzionismo ad un italianissima sanatoria…»

Al netto delle responsabilità che il ministero della Difesa, il governo e il parlamento si vorranno finalmente assumere nei confronti dei soldati italiani morti o gravemente ammalati per l’esposizione all’uranio impoverito rimane sul campo la gravissima responsabilità di guerra, che si configura come un vero e proprio crimine, in capo a tutti quei Paesi Nato come l’Italia che, direttamente o indirettamente (mettendo a disposizione basi e spazio aereo), hanno contaminato territori sconfinati dai Balcani all’Iraq all’Afghanistan. Qui le vittime civili sono quantificabili in diverse decine di migliaia e sono in costante aumento: un perdurante effetto collaterale (indesiderato?) dell’esportazione radioattiva di «pace e democrazia» targate Nato.

Gregorio Piccin 

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