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Chi sono

Gregorio Piccin

Sono nato il 23 giugno del 1974 a Sacile (PN).

Ho iniziato la militanza pacifista nel 1991, a diciassette anni, all’epoca della prima guerra del Golfo.

Nel 1992 ho visto per la prima volta la guerra in faccia a Mostar, in Bosnia Erzegovina, seguendo come volontario civile una carovana della campagna Dai Ruote alla Pace.

Immagini indelebili mi si sono stampate nella coscienza rendendola irriducibilmente antimilitarista.

Colpito dal “mal di Jugoslavia” ho seguito per il Consorzio Italiano di Solidarietà vari progetti rivolti alla popolazione colpita dalla guerra nella riva est della città dove ho vissuto a più riprese e in pianta stabile tutte le condizioni dell’assedio Ustascia: assenza di elettricità e di acqua corrente.

Ho lavorato per le Nazioni Unite (UNHCR) tra Belgrado e Budapest nel quadro di un programma per il rifornimento di combustibili verso campi profughi ed ospedali nel lungo periodo dell’embargo sulla Serbia.

Ho studiato storia contemporanea all’Università Ca’ Foscari di Venezia e quel tanto (mai abbastanza) di Marx che mi hanno fatto comprendere come la guerra stessa sia un articolato e lucroso processo produttivo.
Ho quindi abbandonato il campo umanitario per impegnarmi nella lotta aperta al neocolonialismo e a quella che considero una vera e propria “privatizzazione della guerra”.

Sono stato in Messico tra il 1997 ed il 1998 per realizzare un reportage sulle lotte sociali e campesine a Città del Messico e negli stati di Oaxaca e Guerrero.

Sono stato co-redattore della rivista telematica Intermarx e del bollettino di controinformazione Quemada.

Dal 2009 al 2014 ho ricoperto la carica di assessore all’ambiente, attività produttive e politiche sociali del comune di Tramonti di Sotto (PN) per cui ho seguito interventi di sostenibilità ambientale, riqualificazione energetica e rilancio di produzioni locali di qualità.

Ho pubblicato vari articoli e saggi sulle riviste Giano, Guerre e Pace, AlternativeEuropa sui temi della corsa agli armamenti, dei nazionalismi, delle multinazionali, e sulla storia della Jugoslavia socialista.

Scrivo per Il Manifesto e per la rivista Left.
Collaboro con vari blog ed ho sostenuto con articoli e sottoscrizioni il quotidiano on-line FriuliSera.
Per l’editore KappaVu ho curato i libri “Se dici guerra…basi militari, tecnologie, profitti” e “Frammenti sulla guerra. Industria e neocolonialismo in un mondo multipolare”.

Sono responsabile del dipartimento Pace di Rifondazione Comunista per cui seguo le questioni legate alla corsa agli armamenti, all’industria bellica, alla belligeranza permanente, alle vittime dell’uranio impoverito.

Per vivere ho fatto il carpentiere, il pizzaiolo, il conducente di scuolabus, l’operaio edile, il gestore di attività ricettive che continua ad essere il mio lavoro attuale.

Mi piace andar per monti, la pesca in apnea, la falegnameria e la fotografia.

Credo fermamente che la vera utopia sia pensare, come umanità, di poter sopravvivere all’attuale modo di produrre e consumare.
In questo senso mi sento un inguaribile anticapitalista.

I salari sono bloccati, il carovita galoppa, la crisi sociale morde ovunque e Ursula Von Der Leyden nel suo discorso sullo stato dell’Unione ha inserito tra le priorità l’esenzione Iva per il commercio di armamenti tra i Paesi comunitari.

Gongola Roberta Pinotti (PD) che quando era ministro della Difesa propose questa misura per sostenere le industrie belliche europee nel quadro della Cooperazione Strutturata Permanente (PESCO).

La così detta “Difesa europea” è l’ennesimo raggiro per drenare miliardi di euro dalle cose che contano.

Servono risorse per la sanità pubblica, per la scuola, per i trasporti, per il reddito.

Ridurre le spese militari
Cambiare modello di Difesa
Uscire dalla Nato.

Rifondazione Comunista –
Sinistra Europea
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